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La donna nazista come procreatrice
Se i teorici del razzismo erano così concentrati sull'uomo nordico da avere forti difficoltà ad immaginare la "donna nordica" i più pratici militanti del neonato partito nazista avevano idee più chiare non sull'estetica (abbastanza irrilevante) ma sul ruolo della donna nella società.
Sin dal 1921 il Partito Nazionalsocialista pur ammettendo le donne nel Partito precludeva loro di accedere ai ruoli dirigenti dell'organizzazione. La visione nazista escludeva in partenza le donne dalla politica. Negli anni Trenta un gerarca nazista scriveva: "Noi Nazionalsocialisti abbiamo la ferrea convinzione che la politica sia un affare per uomini. La donna tedesca è per noi troppo sacra per contaminarsi con le sporche questioni della politica parlamentare".
L'obiettivo dell'ideologia nazista non è in prima battuta definire la donna nordica ma darle un ruolo all'interno della società. E questo ruolo consisteva in termini pratici nel "rimettere la donna al proprio posto" allontanandola dal mondo del lavoro e riconducendola all'interno della casa per ottemperare al proprio compito naturale: generare più figli possibile.
Giunto al potere il nazismo varò una serie di leggi che favorissero la "naturale tendenza alla maternità delle donne".
Gli uomini sposati le cui mogli accettavano di uscire dal circuito del mondo del lavoro ricevevano prestiti che raggiungevano il valore di un intero anno di salario medio (dai 500 ai 1.000 Reichmarks). Per ogni figlio nato dopo la concessione del prestito gli interessi venivano ridotti del 20%, al quarto figlio gli interessi sul debito venivano azzerati. Alla fine del 1940 erano stati erogati 1.700.000 prestiti di questo genere con il risultato pratico di aver ricondotto a casa quasi due milioni di donne che avevano rinunciato al lavoro.
Uno dei piùacclamati scienziati razziali - Otmar von Verschuer nel 1935 scriveva che la "migliore politica contro la disoccupazione consisteva nel favorire il ritorno a casa delle donne".
La politica nazista non poteva però accontentarsi di eliminare la donna dalla politica e dal lavoro. Se, come disse Hitler nel 1939, "il campo di battaglia della donna era la casa", occorreva che la donna nordica desse il suo contributo per creare la "famiglia ideale tedesca". E su questa famiglia ideale i nazisti, ancora una volta, avevano le idee ben chiare.
Il 16 dicembre 1938 venne creata la Croce d'Onore della Madre Tedesca. Si trattava di una medaglia che copiava esattamente nella sua forma la Croce di Ferro che veniva elargita ai combattenti particolarmente valorosi. La Croce d'Onore veniva consegnata in bronzo alle madri di quattro figli, in argento al raggiungimento dei sei figli e in oro alla nascita dell'ottavo figlio. Contemporaneamente a tutti gli impiegati pubblici tedeschi venne imposto di sposarsi o di dimettersi. Con una legge si impose una tassa aggiuntiva alle coppie prive di figli dopo cinque anni di matrimonio. Parallelamente venne modificata la legge sul divorzio: l'incapacità della donna a procreare diveniva una ragione lecita per lo scioglimento del matrimonio.
La "questione femminile" nella Germania nazista - 3
L'ossessione nazista per la crescita della popolazione si esprime bene in questa illustrazione tratta da ""Volk in Gefahr" di Otto Helmut (1937)