La "questione femminile" nella Germania nazista - 2
I circoli conservatori tedeschi vedevano nel crescere del ruolo femminile una
minaccia precisa non tanto all'unità della famiglia, quanto, cosa ancor
più grave una minaccia all'integrità del "Volk", del
popolo e della razza tedesca.
A guidare questa variegata area di neo-conservatori era una rivista intitolata
"Volk und Rasse" ("Popolo e Razza") che alla metà
degli anni Venti raccoglieva intorno a sé antropologi, medici e "scienziati
sociali" di orientamento apertamente reazionari.
La rivista nel 1926 bandì un concorso tra i suoi lettori per trovare
il "miglior viso nordico".
Si trattava di ritrovare l'incarnazione dell'ideale dell'uomo e della donna
nordici secondo le teorie razziali della rivista. Al 1° ottobre 1926 erano
giunte alla redazione 793 fotografie di uomini e 506 di donne. I giudici (tra
i quali l'antropologo razzista Eugen Fischer) dichiararono che per quanto riguardava
gli uomini gli "esemplari pregevoli" erano stati così tanti
da rendere difficile la scelta. Viceversa per quanto riguardava le donne "nessuna
delle concorrenti catturava realmente l'essenza del tipo nordico".
Questa assenza di una concorrente in grado di rappresentare pienamente l'ideale
nordico segnala una difficoltà di base del conservatorismo razzista dell'epoca.
Se la forza e la determinazione erano le qualità ideali dell'uomo nordico
per la donna le qualità richieste non erano tanto fisiche quanto "morali".
Per certi versi in quegli anni l'ideale estetico della donna nordica era già
incarnato: la Marlene Dietrich che nell' "Angelo azzurro" seduceva
e portava alla perdizione il professore di liceo bigotto e moralista era quanto
di più nordico si potesse desiderare. Ma la "nordicità"
di Marlene Dietrich era intrisa di un "veleno della modernità"
che contrastava con il ruolo che la donna nordica doveva ricoprire nella società.
Paradossalmente dunque l'impossibilità di trovare una donna che incarnasse
l'ideale femminile nordico rivelava che per i conservatori tedeschi questa idealità
non era estetica ma "morale". Il compito di stabilire quali fossero
le qualità morali ed il ruolo della nordica fu assunto non dagli scienziati
razziali ma dai militanti nazisti.
La
reazione: l'ideale della donna nordica
Una
delle principali ossessioni degli igienisti razziali tedeschi era il decremento
delle nascite. La questione fu posta al centro di una intensa propaganda.