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Processare l'Olocausto
D. D. Guttenplan
Processo all'Olocausto
Corbaccio, Milano, 2001

Il cosiddetto "revisionismo storico" rappresenta da una decina di anni uno dei temi più dibattuti. Nella generalità dei casi i cosiddetti "storici" revisionisti hanno accumulato teorizzazioni prive di fondamento concettuale e destituite di ogni seria metodologia storica. Più propagandisti antigiudaici che storici reali i revisionisti di questo tipo non meriterebbero neppure un rigo di commento vista l'inconsistenza delle loro affermazioni.
Un caso diverso è rappresentato da David Irving. Storico della figura di Hitler più che studioso dell'Olocausto era stato lodato per alcuni volumi scritti con una notevole padronanza. In modo abbastanza inopinato Irving andò man mano volgendo le sue teorizzazioni verso teorie negazioniste dell'Olocausto. Non stupisce che ben presto la figura di Irving abbia assunto grande rilevanza per i meno dotati "storici" revisionisti: mai prima di allora uno studioso incontestabilmente ritenuto dotato di dignità di storico si era prestato alle loro teorie. Il libro di Guttenplan parte dal luglio 1996 quando Irving citò per diffazione la dottoressa Deborah Lipstadt. Irving faceva riferimento alle affermazioni contenute nel libro "Denyng the Holocaust: the growing assault on truth and memory" della Lipstadt che lo aveva definito "uno dei più pericolosi portavoce del negazionismo". Il processo, iniziato l'11 gennaio 2000 a Londra, ha rappresentato non soltanto una semplice causa per diffamazione ma un'intera rianalisi quasi filologica delle fonti, delle interpretazioni e delle idee dei "revisionisti" negatori dell'esistenza delle camere a gas di Auschwitz e dell'Olocausto stesso. Guttenplan ha il merito di ripercorrere le tappe del processo seguendone man mano gli sviluppi, le tesi opposte, le schermaglie e le deposizioni di studiosi chiamati dall'una e dall'altra parte a confortare le diverse opinioni.
L'esito del processo ha rappresentato la definitiva distruzione della reputazione di David Irving come storico degno di attenzione sia del mondo accademico che dei lettori. Irving ed il "revisionismo" storico sono usciti da questo processo con le ossa rotte.
Il libro si chiude ricordando le parole del diario di Salmen Gradowski: "Caro scopritore di questo scritto! Ho una richiesta per te: questo è il vero motivo per cui scrivo, che la mia vita condannata abbia un qualche significato, che i miei giorni infernali e i domani senza speranza trovino uno scopo nel futuro".
Un libro impegnativo ed importante che riafferma la necessità della memoria e pone una pietra tombale sul "revisionismo storico".

Giovanni De Martis