Nell'estate
del 1942 le autorità si trovarono ad affrontare un dilemma: cosa fare
di migliaia di studenti di medicina in uniforme durante le vacanze estive?
La soluzione ovvia non venne loro in mente se non molto più tardi, e
cioè, modificare il sistema dei semestri trasformandolo in trimestri
e così continuando l'istruzione lungo l'intero arco dell'anno. In questo
modo il tempo necessario a formare un nuovo medico per le forze armate sarebbe
stato abbreviato. Invece si inventarono il concetto della
"Frontbewaerung".
L'idea consisteva nell'inviare tutti gli studenti di medicina sul fronte russo
per un periodo di tre mesi, così che potessero fare esperienza nel prestare
cure mediche sotto il fuoco e lavorare come assistenti medici negli ospedali
da campo.
Sul treno per la Russia insieme a noi c'era
Willi Graf,
uno studente di medicina che, al contrario di noi, non aveva avuto la fortuna
di essere collocato in un'unità di studenti medici e quindi non aveva
potuto continuare i suoi studi fino all'estate del 1942.
Era profondamente religioso e aveva aderito a organizzazioni giovanili cattoliche
già in età molto precoce. Aveva preso a tal punto le distanze
dal nazionalsocialismo che aveva perfino cancellato dalla sua agenda i nomi
di coloro che avevano aderito alla Gioventù Hitleriana.
In Russia fece amicizia con
Hans e
Alex
e, una volta tornati a Monaco, divenne un membro attivo del gruppo.
L'esperienza del lungo viaggio e i tre mesi trascorsi in Russia lasciarono su
tutti noi una profonda impressione.
Sulla via del fronte trascorremmo alcuni giorni a Varsavia. Varsavia era stata
dichiarata città aperta dal governo polacco, per salvarla dalla distruzione
ma, in totale spregio della Convenzione di Ginevra, essa fu parzialmente distrutta
da bombardamenti e artiglieria. Non dimenticherò mai la visita al
ghetto,
che era costituito da diversi isolati circondati da mura e sorvegliati da soldati
ucraini. Inorridii quando scoprii che, per un pacchetto di sigarette, quegli
ucraini avrebbero sparato per divertimento a chiunque si affacciasse a una finestra
e venisse loro indicato.
Gli abitanti del ghetto avevano il permesso di lavorare all'esterno e, al loro
rientro, i loro zaini venivano perquisiti.
Vidi con i miei occhi delle SS picchiare alcuni ebrei con dei frustini da cavallo
senza essere stati provocati, e riuscii perfino a fotografarli.
Grazie ad
Alex, che parlava correntemente il russo,
riuscimmo a prendere contatto con dei contadini russi.
Alex
rimproverò una guardia che aveva picchiato a sangue un lavoratore russo
e questo per poco non gli costò la corte marziale.
Hans Scholl diede la sua intera razione di tabacco, un bene di grandissimo
valore, a un ebreo in una colonna di lavoratori forzati.
Provavamo grande compassione e rabbia per coloro che soffrivano sotto quegli
oppressori senza scrupoli. In Russia maturammo la convinzione che bisognava
fare qualcosa e arrivammo a comprendere la terribile verità che la Germania
si poteva salvare soltanto perdendo la guerra: una conclusione estremamente
dolorosa per qualcuno che ami il proprio Paese, la propria patria - e noi di
certo l'amavamo.
[© G. J. Wittenstein segue >>>]