
La resistenza nelle foreste
Il 24 luglio 1943 un primo gruppo di militanti dell'FPO guidato da Josef
Glazman si rifugiò nella foresta di Naroch.
Il 1° settembre i tedeschi lanciarono una Aktion per deportare in Estonia
parte degli abitanti del ghetto. Il Ghetto venne chiuso e il comandante della
Gestapo Rolf Neugebauer chiese la consegna di 6.000 ebrei per i campo di lavoro
di Vaivara in Estonia.
L'FPO prese posizione in un'area del ghetto e invitò la comunità
alla ribellione. Ma la maggior parte degli ebrei era convinta che sarebbero
stati inviati effettivamente nei campi di lavoro estoni e non in un campo
di sterminio.
Il gruppo indipendente del He-Haluts ha-Tsa'ir nel pomeriggio ebbe uno scontro
a fuoco con i tedeschi e il comandante Yechiel Scheinbaum perse la vita.
I tedeschi si ritirarono ordinando a Gens
di raccogliere la quota indicata per la deportazione in Estonia entro il 4
settembre. L'FPO incitò alla rivolta ancora una volta gli ebrei, ma
inutilmente.
Preso atto dell'impossibilità di una rivolta l'FPO cominciò
a muovere i suoi uomini verso la foresta di Naroch e di Rudninkai.
Circa 600 resistenti raggiunsero i gruppi partigiani sovietici.
Si formarono diverse unità ebraiche di resistenza che combatterono
contro i tedeschi sino alla liberazione di Vilna
l'11 luglio 1944.

L'azione dell'FPO
L'FPO aveva bisogno di contatti con l'esterno e di armi. Il primo problema
fu parzialmente risolto mantenendo un contatto diretto con la cellula comunista
attiva a Vilna. Il secondo
problema attraverso furti ripetuti nel vicino deposito di armi di Borbiszki.
L'azione ebbe un ottimo successo e la quasi totalità dei membri dell'FPO
disponeva almeno di un'arma leggera.
Per attestarsi come organizzazione clandestina realmente attiva anche al di
fuori del ghetto, l'FPO iniziò a compiere azioni di sabotaggio ripetute
contro le linee ferroviarie, i depositi, le fabbriche, gli impianti elettrici.
L'FPO strinse rapporti molto forti con le organizzazioni sovietiche di resistenza
e godette della collaborazione al di fuori del ghetto di numerosi lituani.
L'appoggio più insperato all'FPO venne da un sergente dell'esercito
tedesco, Anton Schmid che pagò
con la vita l'aiuto dato alla resistenza ebraica.
I centrasti con lo Judenrat
di Jacob Gens
Nella primavera del 1942 il ghetto numero 1 che ospitava gli ebrei non impiegati
nel lavoro venne liquidato. Successivamente vennero eliminati anche i piccoli
campi di lavoro satellite intorno alla città.
L'FPO lesse questi avvenimenti come l'anticipazione della eliminazione del
ghetto e intensificarono il furto di armi. Si avviarono contatti con i partigiani
sovietici che operavano nelle foreste intorno a Vilna.
I contatti con i resistenti comunisti di Vilna divennero più intensi.
Jacob Gens capo dello Judenrat vide questa attività come un pericolo
per le possibili reazioni tedesche. Agli inizi del luglio 1943 i tedeschi
arrestarono Vitas e Kaslauskas membri della cellula comunista di Vilna,
sotto tortura rivelarono che della loro organizzazione faceva parte anche
Yitzhak Wittenberg.
In seguito a quest'informazione il responsabile della Gestapo Bruno Kittel
ordinò a Gens di consegnare
Wittenberg. Gens attirò
Wittenberg in casa sua e lo arrestò, era il 15 luglio 1943. Quando
i tedeschi arrivarono alle porte del ghetto, i membri dell'FPO che si erano
appostati nelle case vicine aprirono il fuoco e liberarono Wittenberg.
All'alba del 16 luglio i tedeschi posero un ultimatum: o la consegna di Wittenberg
o il bombardamento aereo del ghetto. Il giorno seguente si svolse un confronto
tra FPO e la polizia ebraica del Ghetto.
La maggior parte della popolazione chiese che Wittenberg si consegnasse ai
tedeschi per salvare il ghetto dalla rappresaglia tedesca. Wittenberg
decise di consegnarsi per evitare uno scontro interno. Una volta arrestato
riuscì a suicidarsi.
Abba Kovner venne eletto nuovo comandante dell'FPO. L'episodio convinse
l'FPO dell'impossibilità di resistere nel Ghetto e dell'opportunità
di continuare la lotta armata nelle foreste.