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Giorgio Perlasca
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Da quel momento si trasformò in
Jorge Perlasca e venne impiegato dall'ambasciatore nel tentativo di salvataggio
degli Ebrei di Budapest. Tentativo questo messo in atto congiuntamente da Born della
Croce Rossa Internazionale, da Wallenberg dell'ambasciata
svedese, da Lutz di quella Svizzera e dai loro collaboratori
e da monsignor Rotta e dal suo collaboratore Verolino.
Il sistema ideato era quello di fornire "carte di protezione" che ponevano
gli Ebrei sotto la tutela dei vari Stati neutrali e creare delle "case prottette" ossia
dei palazzi nei quali vigesse l'extraterritorialità e che perciò garantissero
asilo agli Ebrei perseguitati.
Perlasca agì garantendo la sicurezza di questi ebrei, distribuendo carte
di protezione e arrivando al punto di sottrarre sui binari della stazione ferroviaria
le vittime al viaggio verso la morte.
I problemi si complicarono ancora quando il governo di Szalasi richiese
all'ambasciatore Sans Briz il riconoscimento ufficiale
da parte di Madrid. L'ambasciatore tergiversò ma non potendo tenere più a
lungo operativa l'ambasciata decise di spostarsi in Svizzera offrendo a Perlasca
la possibilità di uscire dall'Ungheria con lui. A questo punto Perlasca
decise di rimanere a Budapest autonominandosi sostituto di Sans
Briz.
I fascisti ungheresi probabilmente intuirono che qualcosa non funzionava nel
ruolo impersonato da Perlasca ma avevano interesse a guastare i rapporti con
la Spagna: la guerra era perduta e l'ultimo Paese fascista d'Europa poteva rappresentare
un utile rifugio.
Così dal 1° dicembre 1944 al 16 gennaio 1945 Perlasca continuò a
rischio della propria vita l'operazione di salvataggio proprio nel momento peggiore,
con i Sovietici alle porte e i fascisti delle Croci Frecciate intenti a massacrare
gli Ebrei per le strade di Budapest. In questi quarantacinque giorni Perlasca
salvò le vite di migliaia di Ebrei. Terminata la guerra riuscì a
ritornare in Italia. La sua storia non ebbe alcuna attenzione benché Perlasca
l'avesse portata a conoscenza di politici e giornalisti.
Nel 1987 alcuni Ebrei ungheresi residenti in Israele ritrovarono Perlasca e la
sua storia acquistò notorietà grazie al libro del giornalista Enrico
Deaglio, La banalità del bene. Da allora l'eroismo di Perlasca
divenne pubblico divenendo quasi un paradigma dell'operato dei Giusti di ogni
nazione. Lo Yad Vashem lo ha riconosciuto Giusto tra le Nazioni.
Perlasca è morto a Padova dove risiedeva il 15 agosto 1992. |
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