| Franz Jaegerstaetter: il pacifista solitario |
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Un umile contadino, con tre figlie, nativo
di un piccolo paesino austriaco il 9 agosto 1943 venne decapitato dopo
la condanna a morte comminatagli per aver rifiutato risolutamente di
essere coinvolto nella guerra di Hitler.(1) |
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| Occorre dire che la decisione di Franz non fu una specie
di 'illuminazione mistica' come può sembrare. Nel giugno 1940 era stato chiamato al servizio militare ed aveva prestato giuramento di fedeltà a Hitler come tutti i soldati. Era stato pochi giorni in divisa e venne rimandato casa per 'insostituibilità'. A quei tempi - come d'altronde in tutti gli eserciti - un uomo era considerato insostituibile quando rappresentava l'unico sostentamento per la sua famiglia. Ancora nel 1940 e nel 1941 fu richiamato ma riuscì sempre dopo brevi periodi e senza mai essere impiegato in operazioni militari a rientrare a casa a causa della sua insostituibilità. |
Nel 1943, quando all'esercito occorrevano tutti gli uomini
abili, venne richiamato
nuovamente. Inizialmente non si presentò in caserma poi. sotto la pressione,
del parroco partì ma dichiarò al momento di essere inquadrato che
non avrebbe portato armi. Combattere per il nazismo era contrario alla sua coscienza.
Ovviamente questo atteggiamento lo condusse di fronte ai tribunali militari.
L'unica concessione che Franz fece fu quella di rendersi disponibile ad essere
impiegato come soldato addetto ai servizi sanitari. Che avesse maturato le sue convinzioni pacifiste e di opposizione al Terzo Reich lo dimostra il fatto che durante uno dei processi intermedi cui venne sottoposto dichiarò che aveva maturato la sua decisione nel corso dell'ultimo anno e che era giunto alla conclusione che per lui «era impossibile essere contemporaneamente nazista e cattolico». |
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La radicalità della decisione morale di Jägerstätter
fa riflettere
sulla pericolosità che il suo atteggiamento rappresentò per il
nazismo. La sua interpretazione del cattolicesimo come antitetico al nazismo
avrebbe rappresentato un pericoloso precedente, un'inaccettabile prova di debolezza.
Altro elemento importante è il fatto che Franz fu un uomo solo e - soprattutto
- lasciato solo. Che l'abitudine di benedire cannoni fosse cosa illecita e immorale
allora non sfiorava minimamente nessuno né laico né religioso. Il suo atteggiamento fu pericoloso anche per la 'parte' che rappresentava. Ancora nell'agosto del 1945 il vescovo Fliesser indicava Jägerstätter come un modello da non seguire per le sue attitudini verso il servizio militare.(3) Il contadino Franz venne giudicato da un'alta corte di giustizia composta dal consigliere Leuben, dal consigliere Ranft, dal generale della Luftwaffe Walther Musshoff, dal viceammiraglio Theodor Arps, dal maggior generale Schreiber. L'accusa fu sostenuta dal consigliere Kleint. Di questi uomini che mandarono a morte Jägerstätter sappiamo poco. Il generale Walter Musshoff è morto nel suo letto nel 1971 mentre il viceammiraglio Arps - che ricoprì l'incarico di giudice militare dal gennaio 1940 sino all'8 maggio 1945 morì in prigionia nell'aprile del 1947 a Garmisch-Partenkirchen |
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| NOTE 1) Oltre al già citato libro di Zahn va segnalato in italiano Erna Putz, Franz Jägerstätter. Un contadino contro Hitler, Editrice Berti, 2000. Esiste poi un cortometraggio realizzato dalla Associazione “Franz Jägerstätter” con la regia di Fulvio De Martin Pinter che si può richiedere alla Associazione "Franz Jägerstätter", c/o Caritas diocesana, via Endrici, 27, 38100, Trento. 2) Studs Terkel in Chicago Sun Times, 24 gennaio 1965. 3) «nicht als objektiv gültiges Vorbild für seine Haltung zur Militärpflicht hingestellt werden» cfr. Bischöfliches Ordinariat Linz, Seelsorgeamt, an Pfarramt St. Radegund, 11. August 1945, fatto citato anche nella versione originale tedesca del volume di Erna Putz, p. 149. |
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