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  Religione, pacifismo e memoria
 
 
         
  Prima che i nazisti nel 1933 giungessero al potere sappiamo che in Germania esisteva un forte movimento pacifista suddiviso in numerose associazioni e gruppi di militanza politica.
Una di queste era la Friedensbund deutscher Katholiken (Fratellanza dei tedeschi cattolici) guidata dal sacerdote Max Metzger che sarà uno dei protagonisti del pacifismo tedesco durante la dittatura nazista. Un'altra che aveva un seguito importante era la Bruderhof, comunità pacifista di orientamento protestante, fondata da Eberhard Arnold.
Il destino di queste organizzazioni fu comune. Tutte ricadevano nelle previsioni della legge militare contro la sovversione delle forze armate (Zersetzung der Wehrkraft) e - in base ad essa - vennero sciolte con la forza.
Come vedremo coloro che non si assoggettarono alla proibizione di manifestare il loro pacifismo e rimasero attivi ebbero come destino la prigionia o il campo di concentramento.
Vi furono poi pacifisti che, pur non essendo all'interno di organizzazioni, manifestarono le proprie idee contro il militarismo e la guerra con grande forza. Si tratta dei casi meno documentati e più difficili da rintracciare.
Un primo caso noto è quello di Michael Lerpscher, cattolico, che rifiutò di giurare incondizionata fiducia ad Adolf Hitler così come si usava fare nelle forze armate tedesche e che per questo pagò con la decapitazione.
Un altro esempio che è stato documentato con maggiore attenzione dallo storico Gordon C. Zahn è quello di un contadino austriaco, Franz Jägerstätter.(1)
Si tratta in questo caso di un episodio - se si vuole - ancora più significativo. Jägerstätter non rifiutò soltanto il giuramento a Hitler ma l'intera ipotesi di servire in armi manifestando così un pacifismo completo.

  
Prima di addentrarci nella storia di quest'ultimo pacifista è bene sottolineare un punto importante: ciascuno di questi uomini fu un "testimone solitario". Sia la Chiesa Cattolica che quella Protestante - pur con sfumature diverse a seconda dei tempi - non svolsero nei confronti del regime nazista una opposizione tanto estrema da poter annoverare questi uomini di pace al loro interno. Stiamo parlando di credenti, di cattolici, di protestanti che però rappresentano un fenomeno marginale se non del tutto estraneo alle politiche seguite dalle Chiese cui facevano riferimento. Questi pacifisti furono uomini ai margini delle loro istituzioni, sempre in disaccordo con la linea politica seguita, pericolosi per quegli assetti politici di 'aggiustamento' seguiti dalle loro gerarchie di riferimento.
La conseguenza di questa marginalità sta nell'oblio nel quale le loro storie sono cadute sino ad oggi.(2) Anche storici di grande spessore che hanno studiato i fenomeni di resistenza al nazismo hanno completamente dimenticato i loro nomi.(3) Il perché di tanta dimenticanza è abbastanza ovvio: questi uomini coraggiosi non sono funzionali. Purtroppo buona parte di coloro che sono ricordati come esempi di resistenza alla barbarie hitleriana devono l'esser ricordati ad una 'struttura' che, in un modo o nell'altro, nel ricordare si giova positivamente delle loro gesta straordinarie. Fatto tutto sommato umano: ogni istituzione - sia essa laica o religiosa - trae giovamento dall'aver avuto nelle proprie fila persone di grandissimo valore, soprattutto se vittime. La vittima per il solo fatto di esistere nobilita l'istituzione cui apparteneva - fosse questa il Partito Comunista ad esempio polacco o la Chiesa Cattolica. I personaggi di cui parliamo invece - nel loro essere pacifisti integrali - rappresentano non solo degli eversori rispetto al nazismo ma scomodi esempi per le strutture cui appartenevano. La loro morte solleva un velo sulla acquiescenza al potere nazista che le loro strutture di appartenenza ebbero.



    
 
ritratto di Max Metzger
 
Due leader pacifisti religiosi: Max Josef Metzger (sopra) animatore della cattolica Friedensbund deutscher Katholiken e Eberhard Arnold fondatore della Bruderhof, associazione di orientamento protestante.
 
ritratto di Heberhard Arnold
 
           
    NOTE

1) Gordon C. Zahn, In solitary witness: the life and death of Franz Jaegerstaetter, New York, 1964. Traduzione italiana Vita e morte di Franz Jägerstätter, Gribaudi, Torino, 1968.
  
2) Occorre dire che dopo un lungo periodo di dimenticanza proprio l'anno scorso l'impegno di alcuni ha finalmente trovato autorevole ascolto nelle gerarchie ecclesiastiche e la figura di Franz Jaegerstaetter sta riemergendo in tutta la sua importanza.
  
3) Oltre al già citato libro di Zahn va segnalato in italiano Erna Putz, Franz Jägerstätter. Un contadino contro Hitler, Editrice Berti, 2000. Esiste poi un cortometraggio realizzato dalla Associazione “Franz Jägerstätter” con la regia di Fulvio De Martin Pinter che si può richiedere alla Associazione "Franz Jägerstätter", c/o Caritas diocesana, via Endrici, 27, 38100, Trento.
     
           
         



  
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