La storia dell'Olocausto in Slovacchia - [pag.7/10]
La
prima ondata di deportazioni:
marzo - ottobre 1942
La copertura ufficiale per le deportazioni programmate doveva essere una colossale
menzogna: gli ebrei slovacchi sarebbero stati inviati nel Reich come forza lavoro.
Effettivamente la Slovacchia si era impegnata a fornire nel giugno 1940 120.000
lavoratori alla Germania. Più di 80.000 erano già partiti nel
1941.
Nel gennaio 1942 le autorità slovacche offrirono 20.000 ebrei in sostituzione
dei cittadini slovacchi. Himmler approfittò dell'offerta chiedendo
che tutta la Slovacchia fosse liberata dagli ebrei.
Il governo di Monsignor
Tiso accettò ponendo una
condizione: l'intera operazione doveva svolgersi in modo discreto in modo
da non sollevare le proteste delle autorità ecclesiastiche.
In cambio i nazisti chiesero che per ogni ebreo (bambini compresi) deportato
la Slovacchia versasse alla Germania 500 reichsmark. Berlino stimava che dall'intera
operazione di sterminio avrebbe guadagnato 45 milioni di Reichsmark.
In ogni parte d'Europa i nazisti chiedevano alle autorità di governo
di partecipare ai costi del massacro ma la richiesta economica fatta alla Slovacchia
era assolutamente esorbitante.
Fu sorprendente per gli stessi tedeschi che gli slovacchi accettassero senza
discutere le loro condizioni. In realtà gli slovacchi avevano fatto conti
differenti e non erano disponibili a "cedere" gli ebrei convertiti.
Stabilito il prezzo rimaneva da fissare il calendario delle deportazioni. I
nazisti pretesero che i carri bestiame fossero forniti dalle ferrovie slovacche
e che la maggior parte del costo del biglietto ferroviario per ciascun deportato
fosse a carico della Slovacchia. Anche qui gli slovacchi accettarono.
Tutto era pronto, la trappola scattò il 25 e 26 marzo 1942: una gigantesca
reta condotta dalle guardie Hlinka serrò in una morsa gli ebrei slovacchi.
Dieter Wisliceny nella sua
testimonianza a Norimberga ricordò in questo modo gli avvenimenti:
"Tra marzo ed aprile 1942 diciassettemila ebrei
selezionati vennero inviati a Lublino e Auschwitz come lavoratori addetti alle
costruzioni e in maggio e giugno 1942 circa trentacinquemila membri delle loro
famiglie vennero inviati a loro volta ad Auschwitz su richiesta del governo
slovacco poiché non erano stati presi provvedimenti per supportare in
patria questi familiari. Su richiesta del governo slovacco andai a Berlino verso
la fine di luglio o all'inizio dell'agosto 1942 per ottenere il
permesso a che funzionari del governo slovacco potessero visitare quegli ebrei
che erano stati inviati nell'area di Lublino. Eichmann
parlando dei trentacinquemila del secondo gruppo mi disse che si trattava di
una missione impossibile e che «gli slovacchi non potranno mai più
vedere quegli ebrei perché non sono più in vita»".
La brutalità delle operazioni di deportazione scosse profondamente chi
vi assistette. Il Parlamento slovacco nella seduta del 27 marzo rifiutò
le proposte del governo per "l'emigrazione ebraica". Anche
la Chiesa Cattolica e le Chiese Protestanti alzarono la loro voce opponendosi.
La macchina della deportazione tuttavia non si fermò. I deportati vennero
concentrati nei campi di Sered, Novaky, nelle stazioni ferroviarie di Lamac,
Poprad, Zylina.
Le "Guardie di Hlinka" spogliarono gli ebrei dei loro averi, li sottoposero
a umiliazioni, pestaggi ed angherie.
Agli inizi di maggio erano stati fatte partire verso la morte 52.000 persone.


In
alto: sotto il controllo delle Guardie Hlinka gli ebrei di Nitra vengono deportati
(1942)
Sotto: deportazione di ebrei dalla città di Stropkov, 21 maggio 1942
Foto in alto: deportazioni da Spisska Nova Ves, 1942