La
Norvegia fu uno degli ultimi Paesi ad essere liberato dagli Alleati nel maggio
1945 ma fu uno dei primi, e probabilmente l'unico che fece seriamente i conti
con il proprio passato.
Su una popolazione di soli tre milioni di persone gli internati furono 14.000,
vennero aperti 98.000 dossier investigativi che portarono a 46.000 messe in
stato di accusa. Le pene detentive o ai lavori forzati furono 18.000, quelle
che comportarono pene pecuniarie o perdita dei diritti civili 28.000. Furono
eseguite 25 condanne a morte di cittadini norvegesi che avevano collaborato
a perpetrare crimini con i nazisti e 12 ufficiali tedeschi vennero giustiziati
a seguito dei processi loro intentati.
Buona parte dei responsabili principali si suicidò prima di essere catturata
dagli Alleati.
Terboven e
Rediess
si uccisero insieme facendo esplodere una carica di dinamite.
Fehlis
e
Roch si spararono.
Il principale collaboratore dei nazisti,
Vidkun
Quisling, venne fucilato nell'ottobre del 1945. La piccola Comunità
ebraica norvegese soffrì un colpo mortale subendo quasi il 50% di perdite
ma la salvezza dei 1.000 ebrei norvegesi fu garantita dal sostanziale rifiuto
della popolazione alle leggi razziali, alla collaborazione della Svezia che
cercò in tutti i modi di salvare più persone possibili e dall'attività
della Resistenza norvegese.
In
un campo di prigionia presso Oslo gli inglesi compiono indagini per scoprire
i membri delle SS che si sono confusi con gli altri prigionieri tedeschi.
In
un campo di raccolta femminile norvegese le autorità Alleate cercano
di stabilire quali siano tra loro le collaborazioniste dei tedeschi.
Gli
imputati di uno dei molti processi a collaborazionisti tenutosi in Norvegia
dopo la fine della guerra.