Il
primo atto della persecuzione contro la piccola comunità ebraica norvegese
si ebbe nel maggio 1940: tutti gli ebrei furono costretti a consegnare gli apparecchi
radio alle autorità tedesche.
Per quasi due anni la Comunità visse una esistenza relativamente tranquilla.
Si ebbero intimidazioni, atti di vandalismo sui negozi, venne vietata l'esecuzione
di musiche composte da musicisti ebrei ma, tutto sommato, rispetto ad altri
Paesi europei gli ebrei norvegesi sopravvivevano.
Il cambiamento tragico si ebbe nel 1942. Il 10 gennaio venne dato ordine di
timbrare tutti i passaporti degli ebrei con una "J" e si iniziarono
a compilare i registri e gli elenchi.
A differenza di altri luoghi i nazisti non imposero la creazione di un Consiglio
Ebraico (Judenrat) per ottenere collaborazione e non crearono un ghetto. Gli
ebrei erano troppo pochi per questo genere di strategia e non si voleva allarmare
l'opinione pubblica norvegese.
I tedeschi erano convinti di poter rendere la Norvegia libera dagli ebrei in
un solo colpo e con relativa facilità.
L'operazione
scattò il 7 ottobre del 1942. Il Comandante delle SS di Trondheim,
Flesch,
diede ordine di arrestare tutti gli ebrei di sesso maschile al di sopra dei
14 anni d'età e di concentrarli nel campo di Berg.
Il 24 ottobre Wagner, l'uomo di Eichmann a Oslo, ordinò al capo della
polizia norvegese Marthinsen di arrestare tutti gli ebrei maschi del Paese.
Martinsen era un filonazista affidabile e scrupoloso: il 26 ottobre scatenò
l'ondata di arresti catturando diverse centinaia di ebrei.
Quello stesso giorno
Quisling
emanava un provvedimento che stabiliva la confisca delle proprietà ebraiche,
il sequestro dei conti bancari e dei gioielli e oggetti di valori che vennero
consegnati ai tedeschi.
Il 17 novembre un altro editto di
Quisling
obbligò le persone con almeno un nonno ebreo ad iscriversi in un apposito
registro tenuto dalla polizia.
Il 25 novembre da Berlino l'
Ufficio
IV-B-4 scrisse al BdS
Fehlis:
si presentava un'ottima occasione, la Marina metteva a disposizione la nave
"Donau" con la quale si sarebbero potuti evacuare gli ebrei norvegesi
verso Stettino e, da qui, via treno condurli ad Auschwitz.
Fehlis non perse tempo: una gigantesca retata questa volta coinvolse non
solo gli uomini ma anche le donne e i bambini. Sulla "Donau" partirono
532 prigionieri che giunsero ad Auschwitz il 1° dicembre 1942.
La Chiesa Protestante reagì inviando una lettera di protesta a
Quisling
l'11 novembre ma, visto il silenzio, ne fu data lettura pubblica dai pulpiti
il 6 e il 13 dicembre.
Fu tutto inutile.
Nel febbraio 1943 vennero imbarcati altri 158 ebrei sulla nave "Gotenland"
e trasportati ad Auschwitz.
Il panico si diffuse tra gli scampati che - aiutati dai norvegesi - cominciarono
a fuggire verso la Svezia che offriva oramai apertamente asilo. Il rabbino di
Oslo Julius Isak Samuel rifiutò di partire e fu tra gli imbarcati della
"Donau". Morì ad Auschwitz il 16 dicembre 1942.
Soltanto 24 persone tornarono da Auschwitz alla fine della guerra mentre circa
900 riuscirono a riparare in Svezia.
La Comunità ebraica norvegese era stata di fatto annientata nei primi
mesi del 1943.
Ottobre
1942: una fotografia scattata clandestinamente ritrae l'adunata degli ebrei
norvegesi catturati e imprigionati nel campo di concentramento di Berg.