"Juden haben waffen!" Storia dell'insurrezione del Ghetto di Varsavia
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"Il comando della ZOB decise di festeggiare il
1° maggio con una azione speciale. Vari gruppi di combattimento escono nel
settore con la missione di dare la caccia al numero più grande possibile
di tedeschi.
La sera ha luogo l'appello del primo maggio. Breve discorso. L'Internazionale.
Nel mondo intero, sono pronunciate le stesse potenti parole. Ma l'Internazionale
non è stata cantata mai, finora in condizioni così tragiche, in
un luogo in cui un intero popolo è morto e non finisce ancora di morire.
Queste parole e questo canto di cui le rovine fumanti rinviano l'eco testimoniano
che la gioventù socialista si batte ancora nel ghetto e che non le dimentica
nemmeno di fronte alla morte".
Queste parole di
Marek
Edelman dimostrano che al 1° maggio non solo la ZOB era ancora in grado
di combattere ma che la sua capacità offensiva era sostenuta dal desiderio
di uccidere quanti più tedeschi fosse possibile prima di morire.
Per tutto il giorno e per i due giorni successivi le cinque squadre di combattimento
di Edelman combattono furiosamente contro i nazisti nel bunker di quella che
era via Franciszkanska 30. Gli uomini del Bund sparano solo a colpo sicuro,
le munizioni sono scarse.
I contatti con la "parte ariana" sono definitivamente interrotti e
non vi è più nulla da sperare. Ma i bunker tengono e difficilmente
gli uomini della ZOB si fanno prendere vivi.
Stroop riferisce di un combattente
che arresosi improvvisamente estrasse una pistola che non gli era stata trovata
indosso e sparò tre colpi contro un tenente della polizia.
Sopra:
due resistenti ebrei rifiutano di rispondere alle domande di un ufficiale SS.
Dietro, al centro, è presente
Stroop
("Rapporto Stroop", 1943, National Archives).
Sotto due abitanti del ghetto nascosti in un bunker (
Archiwum Akt Nowych,
1943)