"Juden haben waffen!" Storia dell'insurrezione del Ghetto di Varsavia
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Il 25 aprile 1943 era la domenica di Pasqua cristiana. Nel Ghetto in fiamme
per tutta la mattina regnò una calma irreale.
Stroop consentì alle
truppe di festeggiare la Pasqua per tutta la mattina. Verso le 13 il "lavoro"
ricominciò.
Questa volta gli ordini erano precisi. Si cambiò tattica, vennero organizzati
sette grandi gruppi di ricerca, ciascuno composto da settanta SS ed un ufficiale.
Ogni edificio doveva essere nuovamente rastrellato, i bunker scoperti dovevano
essere distrutti e gli ebrei catturati. Se si fosse manifestata resistenza o
i bunker non fossero stati trovati occorreva ritirarsi e far saltare in aria
il palazzo.
I sette gruppi eseguirono gli ordini appiccando nuovi incendi, facendo esplodere
ciò che ancora rimaneva dei palazzi con metodicità.
Ma pure in questo mare di fiamme la ZOB si difese e lo stesso
Stroop
scrive che si era incontrata resistenza armata. Le ultime note del bollettino
quotidiano del generale nazista sono agghiaccianti:
"Mentre la notte precedente si rimaneva abbagliati dalle fiamme che devastavano
il Ghetto, questa notte si vede un unico mare di fiamme".
La contabilità del massacro segnava altri 1.960 ebrei catturati vivi
e di questi 274 vennero fucilati immediatamente.
Stroop
racconta che sperava di poter disporre il giorno successivo di un treno per
trasportare i prigionieri a "T II" che nel gergo dello sterminio significava
Treblinka, il campo della morte.
Il 26 aprile era il giorno destinato da
Stroop
alla definitiva liquidazione del Ghetto. Invece tutti gruppi di commandos nazisti
vennero attaccati. Secondo
Stroop
oramai si è giunti a contatto con i bunker che ospitano i combattenti.
Ma la lotta diviene durissima.
Gli uomini della ZOB per ammissione dello stesso generale riescono a muoversi
in un dedalo di gallerie e a spostarsi da bunker a bunker. I non combattenti
cominciano a rifiutarsi di uscire dai bunker anche quando questi sono stati
scoperti preferendo il suicidio. I pochi prigionieri che ne escono volontariamente
sono impazziti.
Nessun treno è disponibile per trasportare gli ebrei catturati a
Treblinka
così i 1.330 ebrei catturati vengono tutti fucilati mentre altri 362
muoiono combattendo.
Alle 21 e 45
Stroop ordina
di cessare le operazioni. Non si riesce a stabilire con esattezza quanti ebrei
siano stati uccisi nei combattimenti perché nessuna SS è riuscita
a penetrare nei tredici bunker fatti saltare con le mine.
Dopo la guerra Stroop commentò: "
Quel
giorno nessun ebreo lasciò volontariamente il suo rifugio".
La ZOB durante il giorno non si vede per le strade ma, non appena cala il buio,
pattuglie di dieci combattenti ebraici escono dai rifugi e iniziano quella che
sorprendentemente data la situazione chiamano "la caccia".
Durante il buio, favoriti dalla conoscenza del terreno, dai punti di uscita
nascosti gli uomini della ZOB spuntano in mezzo ai nazisti, lanciano una bomba
a mano, sparano e si volatilizzano per attaccare di nuovo cento metri più
avanti.
L'esito
immediato dopo la cattura era per molti l'esecuzione sul posto. ("Rapporto
Stroop", 1943, National Archives).
Nella foto più in alto due Trawniki (guardie ucraine) contemplano la
propria opera (ivi).
Sotto: un geniere tedesco di fronte alle case in fiamme (ivi).