"Juden haben waffen!" Storia dell'insurrezione del Ghetto di Varsavia
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Nonostante l'idea della resistenza armata non si fosse radicata in tutto il
movimento clandestino, a partire dal settembre vennero compiute alcune operazioni
armate. La parte del movimento più determinata iniziò a prendere
di mira i collaborazionisti.
Il primo carico di armi che il movimento riuscì a contrabbandare dall'esterno
furono cinque pistole e sei bombe a mano consegnate dalla resistenza comunista
polacca. Queste armi servirono all'attentato compiuto contro Josef Szerynski
capo della polizia ebraica. L'attentato condotto da un ex membro della polizia,
Israel Kanal, non uccise Szerynski ma il suo ferimento suscitò grande
impressione in tutto il ghetto.
Da quel momento le azioni di sabotaggio delle fabbriche create dai tedeschi
all'interno del Ghetto, gli attentati contro poliziotti e collaborazionisti
si moltiplicarono. Per certi versi l'aggressività del movimento si trasformò
in temerarietà senza che fosse stata predisposta una strategia chiara.
Ai primi del settembre 1942 un gruppo di diciotto elementi dotato di documenti
falsi fabbricati da Josef Kaplan uscì dal ghetto.
I diciotto vennero intercettati dai nazisti e catturati. Diciassette vennero
fucilati ed uno sotto le torture della Gestapo finì per rivelare l'attività
di Kaplan. Il 3 settembre i nazisti arrestarono Kaplan.
Un
altro capo della resistenza Shmuel Breslav che si era incaricato di liberare
Kaplan venne ucciso. Reginka Justman - una coraggiosa militante del movimento
- tentò di spostare le armi in un nascondiglio più sicuro ma venne
anch'essa arrestata e le armi sequestrate. Il movimento riuscì a liberare
Regina con un colpo di mano prima che salisse sul treno verso
Treblinka
ma Kaplan venne fucilato.
Il movimento di resistenza aveva perso in un colpo due personalità di
spicco e le armi faticosamente acquisite. Si trattava di un vero e proprio disastro.
Lo scoramento rischiò di far perdere qualsiasi volontà di resistenza
al gruppo. Ma proprio quando l'idea stessa di resistenza stava tramontando il
movimento trovò un capo carismatico:
Mordechai
Anielewicz.
Alla fine di ottobre 1942 il movimento tenne una riunione in via Mila. Fu creata
una organizzazione centralizzata di resistenza la ZOB (Zydowska Organizacja
Bojowa, "Organizzazione ebraica di combattimento") con un comitato
politico e una direzione militare. La maggior parte delle organizzazioni politiche
e giovanili aderì alla ZOB: gli uomini del BUND, i socialisti sionisti
del Po'Alei Zion, i comunisti. Rimasero fuori i revisionisti del partito Betar
che formarono una loro organizzazione combattente la ZZW (Zydowski Zwaziek Wojskowy,
"Unione Combattente Ebraica"). Non costituirono alcuna unità
militare i movimenti religiosi (chassidim e movimento religioso sionista).
Nella direzione militare della ZOB vennero nominati
Mordechai
Anielewicz come comandante;
Yitzhak
Zuckermann vicecomandante e addetto alle armi e alle munizioni;
Marek
Edelman e Jochanan Morgenstern responsabili del servizio informazioni; Hirsch
Beluski e Michael Rosenfeld.
Così ricostruita e rinforzata la ZOB ricominciò le operazioni
militari: il 29 ottobre 1942 vicecomandante della polizia ebraica Lejkin venne
ucciso, l'azione di propaganda venne moltiplicata e gli attentati alle spie
e ai collaborazionisti paralizzarono l'azione di spionaggio nazista all'interno
del ghetto.
Pattuglia
di polizia ebraica ad uno degli ingressi del Ghetto. (J.J.Heydecker, 1941).