All'interno del ghetto si era formato assai presto un movimento di resistenza.
Si trattava di una organizzazione eterogenea nella quale confluivano i diversi
partiti e i movimenti giovanili che avevano caratterizzato la politica dell'ebraismo
polacco. Il partito più attivo ed organizzato era il BUND. Di ispirazione
socialista era il partito tradizionalmente riformista orientato ad una politica
di integrazione tra ebraismo e società polacca.
I partiti e movimenti sionisti pur essendo minoritari erano molto attivi.
Le organizzazioni sioniste più attive erano il DROR, l'Hashomer Hatzair,
Gordonia e Akiva.
In queste organizzazioni erano confluiti i movimenti politici giovanili ebraici
che diedero alla resistenza i combattenti più eroici: Mordechai
Anielewicz, Yitzak
Zuckermann, Zivia Lubetkin, Joseph Kaplan, Marek
Edelman.
A partire dal 1940 il movimento clandestino si dedicò alla stampa di
periodici di controinformazione, all'organizzazione di pubbliche assemblee.
Può sembrare strano che tutta questa attività non venisse stroncata
o ostacolata dai nazisti.
La presenza di spie nel ghetto sicuramente consentiva alla Gestapo di conoscere
ciò che accadeva.
Occorre considerare che dal punto di vista nazista le attività clandestine
erano pur sempre attività di subumani che non avevano alcuna seria
importanza. La violenta reazione nazista si innescò soltanto quando
le SS ebbero la sensazione che le organizzazioni clandestine ebraiche stessero
cementando rapporti di collaborazione con la resistenza polacca esterna al
ghetto. Allora con un raid apposito le SS eliminarono in modo mirato alcune
personalità di spicco del movimento clandestino.
Benché il movimento spingesse la popolazione a disobbedire agli ordini
dello Judenrat, a non presentarsi al lavoro o a sabotarlo non era stata ancora
elaborata alcuna idea di resistenza armata.
Furono i cinquantadue giorni della grande deportazione che spinsero i movimenti
clandestini a riflettere sul loro ruolo.
Nel suo diario, il 15 ottobre 1942, Emmanuel
Ringelblum una delle anime della resistenza scrisse: "Perché
non ci siamo opposti quando hanno cominciato a trasferire da Varsavia trecentomila
ebrei? Perché ci siamo lasciati portare al macello come tante pecore?
Perché per il nemico tutto è stato tanto facile? Perché
i carnefici non hanno subito nessuna perdita? Come è potuto avvenire
che cinquanta uomini delle SS (alcuni dicono che fossero ancora meno) con
l'aiuto di un reparto di circa 200 guardie ucraine e altrettanti lettoni siano
riusciti a condurre a termine l'operazione senza intralci?".



