"Juden haben waffen!" Storia dell'insurrezione del Ghetto di Varsavia
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Il 22 luglio 1942 Adam Czerniakow venne convocato al comando della Gestapo lo
Sturmbannführer Hoefle gli comunicò che dall'indomani e per ogni
giorno avrebbe dovuto fornire 6.000 persone da deportare verso Est. Czerniakow
che aveva più volte ricevuto garanzie che non vi sarebbe stata alcuna
deportazione vide ogni sua certezza, ogni sua illusione crollare. Nel suo diario
di quel giorno scrisse: "Siamo stati informati
che, tranne alcune eccezioni, gli ebrei di ogni età e sesso saranno trasferiti
ad Est. Oggi entro le ore 16 dovranno essere consegnate le prime 6.000 persone.
Ogni giorno questa sarà la cifra minima. Lo Sturmbannführer Hoefle
mi ha convocato nel suo ufficio e mi ha informato che per il momento mia moglie
è libera ma, se l'evacuazione non dovesse riuscire come previsto, sarà
fucilata".
Il 23 luglio seduto alla sua scrivania Czerniakow scrisse l'ultima pagina del
suo diario: "Sono le tre del pomeriggio. In questo
momento sono pronti a partire in 4.000. Alle 16 secondo gli ordini dovranno
essere 6.000. Le SS vogliono che uccida i bambini con le mie mani. Non c'è
altra via d'uscita: devo morire". Czerniakow chiuse il diario e
si suicidò ingerendo il contenuto di una fiala di cianuro.
Nei 52 giorni di deportazione i nazisti dovettero fare il lavoro di caccia all'ebreo
in prima persona servendosi dell'aiuto della polizia ebraica. Ogni poliziotto
doveva portare alla Umschlagplatz, da dove partivano i treni, cinque persone.
quando non riuscivano a raggiungere questo numero venivano deportati a loro
volta.
La tecnica di rastrellamento era abbastanza semplice. In una prima fase veniva
circondato uno stabile. Coloro che avevano i permessi di lavoro e le loro famiglie
rimanevano, tutti gli altri venivano caricati sui treni. In una seconda fase
vennero deportati anche i familiari dei lavoratori e negli ultimi giorni dell'operazione
- non si fece più alcuna distinzione.
Nessuno fu risparmiato, non contava l'età, il sesso, lo stato di salute.
Il mattino del 6 agosto 1942 allineati per quattro con alla testa la bandiera
con la Stella di David centonovantadue bambini dell'orfanotrofio si avviarono
marciando verso i treni. Ognuno aveva in mano un giocattolo ed una bottiglietta
d'acqua. Il direttore dell'orfanotrofio
Janusz
Korczak - famoso pedagogo e scrittore di bellissime favole per bambini note
in tutta Europa - non abbandonò i suoi bambini. Marciò con loro
sino a Treblinka e con loro entrò nelle camere a gas.
L'operazione di svuotamento del ghetto ebbe il suo momento finale il 6 settembre.
La polizia ebraica percorse tutte le strade annunciando che gli ebrei rimasti,
di qualsiasi età o sesso, dovevano presentarsi nel quadrilatero formato
da via Mila, via Lubecki, via Smocza e via Niska.
Ancora una volta gli ebrei ubbidirono. Sfilarono in mezzo ad un cordone di SS
armate di fruste e di baionette. Ai lavoratori furono distribuiti dei numeri.
Trentacinquemila furono i "fortunati".
Vennero insediati in una zona del ghetto che venne denominata "il calderone".
Tutti gli altri vennero avviati ai treni. Questa selezione durò sino
al 10 settembre. Seguì un giorno di pausa. Il 12 settembre la maggior
parte dei poliziotti vennero arrestati e deportati a loro volta.
Il 90% degli abitanti del Ghetto erano stati portati verso la morte. Rimanevano
i trentacinquemila lavoratori e ventimila o venticinquemila persone che si erano
sottratte nascondendosi ai rastrellamenti.
Insieme ai deportati erano morte le illusioni e le speranze. Gli ebrei rimasti
erano quasi tutti individui soli che avevano perduto le loro famiglie, i loro
affetti.
Varsavia,
estate 1942: SS tedesche con milizie ucraine, lituane e lettoni si preparano
per un rastrellamento. (Archiwum Akt Nowych)