Nacque nel 1882 ed il suo nome è ricordato in base ai suoi studi condotti
insieme ad Hugo Spatz che portarono alla scoperta nel 1922 della cosiddetta
"Sindrome di Hallervorden-Spatz", una malattia infantile degenerativa
del cervello. In base alla sua fama Hallervorden occupò la cattedra di
Neuropatologia al Kaiser Wilhelm Institut di Berlino (oggi "Max Planck
Institut"). Era anche Patologista all'Ospedale Statale di Brandenburg.
Quando venne varato il
progetto
di eutanasia nazista, Hallervorden ne ebbe immediata e piena conoscenza.
Che non ignorasse ciò che stava accadendo, e che anzi ne fosse informato
sin nei minimi particolari, è testimoniato dalla deposizione del suo
assistente dell'epoca Werner-Joachim Eicke al processo intentatogli dopo la
guerra e da un discorso che lo stesso Hallervorden preparò per l'Associazione
Tedesca della Ricerca scientifica nel dicembre 1942.
Tuttavia essere informati di un crimine non significa esserne coinvolti. Hallervorden
però fu parte attiva della macchina criminale nazista creata per distruggere
la vita dei disabili. Ad Hallervorden occorrevano cervelli per continuare i
suoi studi e colse al volo l'occasione che le vittime dell'eutanasia potevano
dargli.
Dopo la guerra Hallervorden stesso fu estremamente esplicito circa la sua conoscenza
del
progetto di eutanasia
nell'interrogatorio cui fu sottoposto nel luglio 1945 dall'ufficiale medico
americano Leo Alexander dichiarò:
"Venni a sapere di ciò che si stava facendo
e così dissi loro: «se state uccidendo tutta quella gente almeno
prendetene i cervelli in modo che possa essere utilizzato del materiale».
Allora mi chiesero: «Quanti ne può esaminare?» ed io risposi
che potevo esaminarne un numero illimitato, «Più ce ne sono, meglio
è» aggiunsi. (...) C'era materiale meraviglioso in quei cervelli,
bellissimi difetti mentali, malformazioni e malattie infantili. Naturalmente
accettai questi cervelli. Da dove venissero e come arrivassero a me non era
affar mio"
Insieme con il suo tecnico di fiducia, Heinrich Bunke, Hallervorden lavorò
alla rimozione dei cervelli nei centri di eliminazione. Tuttavia i cervelli
messi a sua disposizione spesso non coincidevano con le sue ricerche così
Hallervorden diresse personalmente la selezione di alcuni bambini per essere
certo che le loro malattie coincidessero con i suoi studi. Poco soddisfatto
dei referti medici sulle malattie dei bambini esaminò dettagliatamente
33 bambini e adolescenti prima che venissero uccisi a Brandenburg.
Questi 33 vennero tutti uccisi il 28 ottobre 1940. Non si trattava di individui
"mentalmente morti" come gli assassini indicavano le loro vittime.
Erano ragazze e ragazzi che, in alcuni casi frequentavano, la scuola speciale
a Brandenburg-Gorden e provenivano da famiglie con difficoltà sociali.
La loro morte fu determinata da Hallervorden in base alle sue linee di ricerca.
All'arrivo dei Sovietici l'Istituto di Ricerca sul Cervello venne spostato
a Frankfürt an der Oder e ribattezzato "Max Planck Institut" qui,
dopo la guerra, Hallervorden lavorò come neuropatologista.
La "collezione di cervelli di Hallervorden" non andò perduta.
I più di 600 pezzi vennero utilizzati sino al 1990 quando l'Istituto
ne ordinò la sepoltura.
Julius Hallervorden non pagò mai alcun prezzo alla giustizia. Al contrario,
sino alla sua morte avvenuta nel 1965, fu onorato come luminare della neurologia.
Ancora oggi su di un sito americano il neurologo americano Edward P. Richardson,
Jr. dell'Harvard Medical School in una intervista ricorda così Hallervorden
con il quale lavorò negli anni '50
"Avevo grande rispetto e affetto per lui. Tuttavia
non avevo idea di cosa fosse accaduto nel passato. Scrissi una piccola biografia
su di lui in un libricino intitolato "I fondatori della neurologia infantile"
(...) Nel paragrafo finale scrissi: "Fu di natura tranquilla e riservata,
interamente votato alla scienza e alla neuropatologia e, allo stesso tempo,
un maestro caldo, amichevole e ispiratore. Fu una delle ultime grandi figure
del periodo classico della neuropatologia tedesca"
(intervistatore): Negli ultimi anni il suo uso di cervelli di bambini uccisi
nell'ambito del programma nazista di eutanasia è stato pesantemente criticato.
"Quando - nel 1938 - Spatz divenne direttore del recentemente creato e
ben finanziato Kaiser Wilhelm Institut, invitò il suo vecchio amico Hallervorden
a divenire capo della Divisione di Neuropatologia. Nel frattempo - sotto il
nazismo e durante la guerra - venne varato un sistematico programma di eutanasia
condotto nei confronti di individui ufficialmente non considerati adatti al
tipo di società che i leader nazisti volevano creare. In più vi
sono i ben conosciuti orrori dell'Olocausto. Esistono prove inconfutabili che
Julius Hallervorden condusse coscientemente esami su materiali anatomici ricavati
dalle vittime di questi massacri. Tutto ciò faceva parte di un regime
disumanizzante che negava rispetto e dignità a quei membri della società
che, all'interno della visione della loro perversa ideologia, venivano considerati
indegni di vivere".