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  Sterminare i Sovietici - [pag. 6/7]
 
 
  Wehrmacht: l'esercito del disonore
 
 
         
  foto: folla di prigionieri  
           
    Su uno dei motivi che condussero al massacro dei prigionieri di guerra sovietici si è posta poca attenzione. Dopo tutto non era parte della tradizione militare tedesca l'uccisione di inermi prigionieri direttamente con le armi o indirettamente negando cibo e rifugi.
La spiegazione diffusa di questo cambiamento è che l'esercito accettò il concetto nazista secondo cui i sovietici erano dei 'subumani'.
Si tratta di un motivo importante ma non del più importante. Non si potrebbe spiegare altrimenti il fatto che molti militari che nel 1944 cercarono di rovesciare Hitler nel 1941 furono attivamente implicati nelle operazioni di eliminazione dei prigionieri di guerra sovietici. Il loro contraddittorio comportamento non si spiega con l'adesione alla visione nazista ma con l'esistenza di un fortissimo sentimento antibolscevico. In questo senso è significativo che il primo atto omicida accettato dalle gerarchie militari fu l'eliminazione dei commissari comunisti. Quando i comandanti dell'esercito tedesco permisero l'uso degli Einsatzgruppen nelle retrovie accettarono che ciò avvenisse nella convinzione che l'azione delle SS avrebbe distrutto le infrastrutture clandestine del partito comunista alle spalle del fronte.
Altra ragione era che l'azione criminale in dispregio delle leggi di guerra veniva giustificata con l'idea che tali azioni erano condotte "per rappresaglia". Queste motivazioni agirono in modo efficace anche verso quegli ufficiali nei quali i concetti di comportamento cavalleresco avevano un senso radicato. Il 30 giugno 1941 - una settimana dopo l'inizio della invasione dell'Unione Sovietica - il tenente generale Lemelsen, comandante di un corpo d'armata corazzato, emanò un ordine nel quale criticava aspramente il fatto che molti soldati sovietici erano stati fucilati immediatamente dopo la cattura nell'area sotto il suo comando. Lemelsen definiva tali azioni "assassinii" perché "i soldati dell'Armata Rossa che avevano combattuto coraggiosamente meritavano di ricevere un trattamento decente". La posizione di Lemelsen è da considerarsi una eccezione ma c'è da dire che lo stesso Lemelsen non intendeva che un "trattamento decente" dovesse essere esteso a commissari politici e a partigiani.
  Prigionieri sovietici in un lager, 1941 (RGAKFD, Krasnogorsk)  
           
    foto: soldati trascinao un carretto   Un gruppo di soldati dell'Armata Rossa trasporta i cadaveri dei propri compagni. Lager di Masjukovtshina, Minsk.  
           
         



  
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