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Su uno dei motivi che condussero al massacro dei prigionieri
di guerra sovietici si è posta poca attenzione. Dopo tutto non
era parte della tradizione militare tedesca l'uccisione di inermi prigionieri
direttamente con le armi o indirettamente negando cibo e rifugi.
La spiegazione diffusa di questo cambiamento è che l'esercito accettò il
concetto nazista secondo cui i sovietici erano dei 'subumani'.
Si tratta di un motivo importante ma non del più importante. Non si potrebbe
spiegare altrimenti il fatto che molti militari che nel 1944 cercarono di rovesciare
Hitler nel 1941 furono attivamente implicati nelle operazioni di eliminazione
dei prigionieri di guerra sovietici. Il loro contraddittorio comportamento non
si spiega con l'adesione alla visione nazista ma con l'esistenza di un fortissimo
sentimento antibolscevico. In questo senso è significativo che il primo
atto omicida accettato dalle gerarchie militari fu l'eliminazione dei commissari
comunisti. Quando i comandanti dell'esercito tedesco permisero l'uso degli Einsatzgruppen
nelle retrovie accettarono che ciò avvenisse nella convinzione che l'azione
delle SS avrebbe distrutto le infrastrutture clandestine del partito comunista
alle spalle del fronte.
Altra ragione era che l'azione criminale in dispregio delle leggi di guerra veniva
giustificata con l'idea che tali azioni erano condotte "per rappresaglia".
Queste motivazioni agirono in modo efficace anche verso quegli ufficiali nei
quali i concetti di comportamento cavalleresco avevano un senso radicato. Il
30 giugno 1941 - una settimana dopo l'inizio della invasione dell'Unione Sovietica
- il tenente generale Lemelsen, comandante di un corpo d'armata corazzato, emanò un
ordine nel quale criticava aspramente il fatto che molti soldati sovietici erano
stati fucilati immediatamente dopo la cattura nell'area sotto il suo comando.
Lemelsen definiva tali azioni "assassinii" perché "i soldati
dell'Armata Rossa che avevano combattuto coraggiosamente meritavano di ricevere
un trattamento decente". La posizione di Lemelsen è da considerarsi
una eccezione ma c'è da dire che lo stesso Lemelsen non intendeva che
un "trattamento decente" dovesse essere esteso a commissari politici
e a partigiani. |
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Prigionieri sovietici in un lager, 1941 (RGAKFD,
Krasnogorsk) |
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