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Sterminare i Sovietici - [pag. 3/7]
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La 'Curva della Mortalità'
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Un primo dato significativo e che fa riflettere sulle dinamiche di sterminio
messe in atto fu la dinamica della mortalità dei soldati sovietici.
Nella prima fase della guerra, quando i nazisti nutrivano la certezza
della vittoria finale, il valore della vita dei soldati sovietici era
di fatto pari a zero.
I primi a cadere nelle mani dei tedeschi furono quei soldati sovietici
che erano stati schierati in Polonia e che rappresentavano la prima linea
di difesa della Armata Rossa. Nel 1941 ne furono catturati 361.000 che
vennero ammassati nei campi di prigionia.
All'inizio del 1942 ne rimanevano
in vita soltanto 44.000. Circa 7.500 erano riusciti a fuggire ma 310.000
- ossia più dell'85% - morirono e di questi una parte consistente
venne fucilata. Il 54% delle vittime morì entro il 20 ottobre
1941. Negli ultimi dieci giorni dello stesso mese secondo le fonti ufficiali
tedesche si contarono altri 45.690 morti: circa 4.600 al giorno. Il picco
di mortalità venne raggiunto entro il dicembre.
I mezzi di questo immane bagno di sangue furono le fucilazioni, la fame,
le malattie, il freddo. In totale disprezzo di ogni legge di guerra e
di ogni umanità i tedeschi crearono le condizioni di un massacro
di massa.
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La polizia nazista all'opera nel campo
per prigionieri di guerra di Minsk.
Sopra: la copertura di una fossa comune.
Sotto: la fossa viene riempita di cadaveri. (Museo della Grande
Guerra Patriottica, Minsk)
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Quando l'offensiva tedesca iniziò ad arenarsi la
mortalità dei prigionieri tedeschi iniziò a diminuire.
Dal dicembre 1941 il tasso di mortalità si abbassò sino
a toccare l'8-9% nel marzo 1942. |
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Questo decremento fu dovuto al fatto
che dall'ottobre 1941 in poi i dirigenti nazisti capirono che la guerra
sarebbe durata a lungo e che perciò sarebbe emersa la necessità di
utilizzare i prigionieri di guerra sovietici in qualità di manodopera
per i bisogni industriali imposti dalla economia di guerra. |
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Per questo motivo vennero assunte delle misure 'migliorative':
furono leggermente innalzate le razioni alimentari e leggermente migliorati
i baraccamenti. Queste iniziative tuttavia furono ben lontane dal necessario
e insufficienti a riportare il tasso di mortalità dei sovietici
allo stesso livello di quello dei prigionieri di altre nazionalità.
Il tasso di mortalità si ridusse ancora nell'estate del 1942 ma
nel tardo 1943 crebbe nuovamente arrivando nel 1944 a tassi pari a quelli
del 1941 rimanendo drammaticamente alto sino alla fine del conflitto. |
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