Soli
nella menzogna - Il signor Morte ascesa e caduta di Fred A. Lechter -
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Errol
Morris: tecnica di un documentario
Erroll
Morris, registra de "Il signor Morte" è nato nel 1948 a Long
Island nello Stato di New York. Ha iniziato il suo lavoro di documentarista
nel 1978 con "Gates of Heaven". Nel 1981 realizza "Vernon, Florida".
Nel 1988 raggiunge la notorietà con "The Thin Blue Line", un
documentario grazie al quale viene scagionato Randall Dale Adams, condannato
per l’omicidio di un agente di polizia a Dallas.
"Il signor Morte " è stato proclamato miglior documentario
dal circolo dei critici cinematografici di New York, vince il Golden Horse al
Festival del cinema di Taiwan e riceve un Edgar dalla associazione Mistery Writers
of America.
La tecnica filmica che Morris applica a "Il signor Morte" è
il frutto di diversi registri narrativi. Nella prima parte, quando Leuchter
parla di se prima del coinvolgimento con i negazionisti, l'uso della camera
fissa e del primo piano è costante. Morris "stacca" la camera
per utilizzare i filmini amatoriali dello stesso Leuchter.
Questo ondeggiare tra riprese professionali e casalinghe provoca nello spettatore
un senso di estraniamento rafforzato dalla "normalità" delle
immagini contrapposte al profondo disgusto che la sostanziale apologia della
pena di morte provoca.
Altra tecnica più raffinata e per certi versi "nascosta" è
l'inserzione di spezzoni in bianco e nero. Per un primo inserto Morris usa un
filmino di Thomas A. Edison del 1903: "Elettrocuzione di un elefante".
Rimaniamo stupiti nell'osservare la morte di un povero e pacifico elefante letteralmente
arrostito da una scarica elettrica davanti ad una folla di curiosi spettatori.
Morris - senza citarne la fonte - utilizza due spezzoni del film di propaganda
nazista "Il trionfo della volontà" di Leni Reifensthal. Con
molto senso dell'ironia introducendo il viaggio di Leuchter scorrono le immagini
del volo aereo di Hitler verso il Congresso del Partito Nazionalsocialista.
Questa tecnica di straniamento tra diversi registri crea un clima di continua
tensione, di accostamenti, di discrepanze visive di eccezionale forza.
Un documentario di 91 minuti che insegna molto, sulla pena di morte, sulla perversione
della storia, sulla volontà e la follia di emergere a qualsiasi costo
nella società della comunicazione e dei talk-show.
Giovanni De Martis


Nelle due foto il regista Errol Morris